Con Ford Denison un focus su tutto quello che l’agricoltura può imparare dall’evoluzione

07/05/2017

Tra le tante cose che hanno portato Darwin a formulare la teoria dell’evoluzione, c’è stata l’osservazione delle piante usate in agricoltura. Anche in tempi molto brevi le piante possono domesticate cambiare forma sotto la spinta della selezione operata dell’uomo. Ford Denison, docente di Ecologia all’Università del Minnesota oggi al Food&Science Festival, crede che sia giunto il momento che il darwinismo ricambi il favore e dia in prestito i suoi principi perché vengano applicati in agricoltura.
 
Non sempre tra i campi le cose vanno come vorremmo, e a volte la velocità con cui l’evoluzione opera sotto i nostri occhi può meravigliarci. Denison ha raccontato del caso di un insetto conosciuto per essere distruttivo per le piantagioni di mais. Questo parassita è stato reso innocuo per anni semplicemente alternando ogni anno la coltivazione di mais a quella di soia. Poiché le uova dell’insetto vengono deposte alla fine della stagione ma si schiudono nella primavera successiva, le larve dell’insetto trovavano solo la soia al posto del mais di cui potevano nutrirsi e finivano per morire di fame. Ma l’evoluzione ha fatto sorgere una mutazione in uno dei tanti insetti, che anziché schiudere alla prima primavera attendeva quella successiva, giusto in tempo per trovare nuovamente il mais nel campo. “Cambiando il proprio ciclo di vita annuale in biennale, il parassita è riuscito a superare la strategia messa in atto dagli agricoltori.”

Secondo Denison è importante che nella valutazione delle nuove varietà agricole si tenga conto del parere e delle strategie proposte da ecologi e biologi evoluzionisti. “Se le varietà OGM Bt sono ancora efficaci, è perché vengono usate tenendo conto delle dinamiche evolutive che portano all’insorgenza della resistenza nei parassiti. L’utilizzo di organismi geneticamente modificati non è da escludere a priori, ma bisogna assicurarsi che le soluzioni siano sostenibili a lungo termine. Bisogna tenere conto non solo di come gli organismi cambiano nel tempo, ma anche di come l’ambiente in cui vivono evolve, anche a cause dei cambiamenti climatici.
 
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